Allattamento a richiesta e “routine del neonato”

Ora che siamo tornati a Milano stabilmente (o quasi), che Balù si avvcina al traguardo dei 10 mesi e ha cominciato (con soddisfazione reciproca, direi) ad andare al nido, vedo che la sua nuova routine, molto strutturata, gli piace e lo rende tranquillo e mi chiedo: com’è possibile conciliare, nei primi mesi del bambino, l’idea che va ascoltato (perché chi meglio di lui conosce i suoi bisogni) con la sua esigenza di routine (intesa come certezza di quel che accadrà dopo: ora mi sono svegliato e quindi mangio, per esempio). Ha voglia la Hoggs a parlare di EASY (Eat – Activity – Sleep – You) o Estiville di cicli o chiunque altro di abitudini ripetute. Se nel primo mese avessi dovuto allattare Balù ogni volta che si svegliava (per la Hoggs, dopo Sleep c’è You e poi di nuovo Eat), l’avrei avuto sempre attaccato al seno (cosa che per altro accadeva più o meno lo stesso!)

Come si concilia l’idea dell’allattamento a richiesta con la routine? Io gli facevo (e gli faccio) fare anche la nanna a richiesta… dormi tutte le volte che vuoi e dormi quanto vuoi: chi meglio di te può sapere quando e quanto hai sonno? Non l’ho mai svegliato (almeno, non intenzionalmente!), fedele al motto non svegliare il bimbo che dorme (se no poi morde!) Ma così creare una routine era difficile: magari Balù si addormentava al seno, magari invece restava a guardarsi un po’ intorno… Magari non avrei dovuto (?), ma l’ho assecondato. Nel nostro piccolo, io e Daddy B abbiamo cercato però di dargli un ritmo, delle certezze. Per esempio, il bagnetto da subito (cioè, da quando è caduto il cordone ombelicale e abbiamo cominciato a farglielo) è stato associato a una musica. Balù ha imparato in frettissima che, quando lo mettevamo sul fasciatoio e in sottofondo sentiva la musica del cubotto della Chicco, era il momento del bagnetto. E siccome è vero che i bambini sono tranquilli quando sanno cosa li aspetta, se stava piangendo si calmava. E dopo il bagnetto pappa e poi nanne nella culla. Insomma, la routine serale è stata instaurata abbastanza in fretta, ma per il resto “seguire i suoi ritmi” e “dargli una routine” si sono dimostrate due cose inconciliabili.

I mesi sono passati (in fretta!) e il problema per me è diventato un altro: come si concilia l’idea che il bambino va ascoltato, capito e assecondato, perché chi meglio di lui conosce i suoi bisogni, con la necessità di dargli degli orari? La cosa per noi è venuta in modo abbastanza naturale quando abbiamo cominciato lo svezzamento. Anzi, devo dire che lo svezzamento è stata la svolta, in positivo, da tanti punti di vista.

Perché Balù ha cominciato a adattarsi ai nostri orari di pasto, visto che mangiava insieme a noi, quello che mangiavamo noi (no, non siamo pazzi: abbiamo fatto autosvezzamento, tema che merita un post a parte, e i risultati – dopo 4 mesi – sono positivi su tutta la linea!) e la cosa da subito l’ha incuriosito molto. Regolarizzando i pasti e mantenendo la solita routine serale, piano piano (forse la chiave di tutto è la pazienza…) sembra che tutto si sia incastrato da solo: certo, Balù non è passato per magia da 7 pasti al giorno a 3 + 1 spuntino a metà mattina + merenda a metà pomeriggio in due giorni (anche se Daddy B avrebbe voluto!), ma anche in quello l’autosvezzamento ci (mi) è stato utile per ascoltarlo e rispettare i suoi tempi. L’inizio del nido non ha fatto che consolidare le abitudini che già si stavano consolidando: così, a quanto pare, l’enorme novità rappresentata dall’asilo non è stata troppo sconvolgente (e, anzi, ora le sue giornate sono perfettamente scandite), ma è stato un processo lento e graduale. Io continuo a non svegliarlo quando dorme, ma ormai va a letto e si sveglia sempre alla stessa ora (le 6, poveri noi!), così come fa il pisolino la mattina (al nido) e quello il pomeriggio sempre alla stessa ora, miunto più minuto meno. E la sera, se è stanco è affamato, cerco di avere tutto pronto un po’ prima, in modo da non “tirarlo” troppo: adattiamo i nostri orari ai suoi. Insomma, ci veniamo incontro. E non so se è la soluzione giusta, ma per noi è senz’altro quella che funziona!

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4 thoughts on “Allattamento a richiesta e “routine del neonato”

  1. La domanda: “Come si concilia l’idea dell’allattamento a richiesta con la routine?” parte dal presupposto, fallace, che la Hogg, buonanima, avesse ragione, ma non è così. Il suo metodo va bene quando c’è un bambino che non è allattato, allora il metodo EASY avviene più o meno automaticamente, ma se il bambino invece prende il seno quello che dice la Hogg credo proprio che conduce (troppo) spesso ad avere una madre frustrata perché, coome tiu stessa dici, non riesce a conciliare la routine con l’allattamento
    La Hogg nel suo libro non fa mistero di non essere favorevole all’allatamento a richiesta, ma così facendo lei non è favorevole all’allattamento 🙂 Ci sono sì dei bambini che fanno tutto a orario, mentre altri si ribellano istintivamente e quando c’è una lotta tra la madre e il bambino stai pur certa che il bambino non è quello che ne esce sconfitto.
    L’idea di fondo, e che si intravede anche nel tuo post, è che il bambino ha bisogno di training, ma anche questo concetto viene utilizzato da chi… da chi vuole che il bambino assecondi la visione del genitore. Se il bambino abozza va tutto bene, ma se non lo fa, apriti cielo. Onestamente non sono minimamente convinto che un bambino abbia bisogno di acun training (o routine, se vuoi), quanto meno nei primi mesi di vita e CERTAMENTE non quando è ancora piccolo, diciamo prima dello svezzamento. Piano piano cose come orairi e routine diventano parte integrale della vita del bambino, a partire dall’orario dei pasti, e mano mano che il bambino cresce si modifica il pattern del sonno facendolo diventare più simile a quello degli adulti, ma questo lo fa sia che lo addestri, sia che non lo fai. Dopo tutto non dimenticare che un minimo di routine l’assorbe comunque, semplicemente perché ce l’abbiamo noi.

    Quindi, per rispondere alla tua domanda originale, ti direi che, no, non si concilia e se provi a forzare il bambino per farselo piacere per forza… quello è davvero un cercare guai.

    1. Ciao Andrea, grazie per il tuo approfondito commento: sono d’accordo su tutta la linea, anche perché ADESSO lo so che l’idea stessa di routine del neonato è sbagliata. Almeno, è sbagliata per mio figlio e sono contenta di essermi fidata più di lui e del mio istinto che di tante cose sentite e di poche lette. Sono contenta che si sia creato in fretta la routine serale, perché era giusta per noi, e sono contenta che non ce ne sia stata nessun’altra. Si sono create da sole, piano piano (ma neanche troppo), quando è stato il momento. E sono anche contenta di avere avuto dubbi sì, ma frustrazioni mai – e per cosa? Perché mio figlio non era come dice un libro o come la figlia orologio di un’amica?! 🙂
      La Hoggs probabilmente ha ragione a dire che un bambino, se sa cosa lo aspetta, è più tranquillo. Ma è molto più importante ascoltare il bambino e capire cosa vuole davvero e di cosa ha bisogno che non seguire schemi astratti!
      (Magari uso il termine in modo improprio, ma per me “routine” e “training” hanno un significato diverso: al secondo da un’accezione di imposizione e insegnamento che per me manca nell’altro. Le routine le abbiamo create insieme, non sono state imposte, mentre creare insieme un training non si può!)

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