Allattamento: a richiesta oppure no?

Quello dell’allattamento è un capitolo fondamentale nella vita della neomamma. Almeno, per me lo è stato. Certo, per il nuovo arrivato è ancora più fondamentale, ma non so se ero davvero preparata ad allattare. Per fortuna è la cosa più naturale del mondo, ma nessuno mi aveva detto che è una fatica pazzesca. Pensavo che starsene sul divano con un neonato che succhia in braccio non fosse sfiancante, invece lo è. Se il neonato in questione poi mangia ogni 2 ore (dei primi 35 giorni Balù è arrivato a poppare 10-12 volte al giorno. Poi si è dato una regolata, è sceso a 8 e quindi a 6) la cosa si complica. Se per di più sta attaccato 45 minuti (non era il caso di Balù, per mia fortuna) oltre a essere sfiancante diventa eterno.

Sarà un moda, ma nei mesi precedenti il parto tutti tessevano le lodi della “naturalezza”, parto naturale (come se fosse una colpa fare un cesareo) e allattamento al seno a richiesta in primis. Visto che i bimbi nascono da che esiste l’uomo e che in genere la natura fa le cose per bene, mi sentivo abbastanza in sintonia con quanto mi veniva detto. Solo che ero stupidamente convinta che la natura facesse le cose per bene anche per la mamma! Sono contenta di avere allattato al seno e a richiesta Balù e tornassi indietro lo rifarei uguale, ma avrei gradito mi dicessero che se allatti a richiesta al seno:

1) ti stanchi;

2) muori di sete. Mai cominciare ad allattare se non si ha vicino una bottiglietta d’acqua (il papà ci mette un po’ a capire che almeno in questo può esserti d’aiuto);

3) i primi mesi di vita di tuo figlio lui dipende totalmente da te e se vuoi allontanarti per un periodo esorbitante, tipo un’ora e mezzo o due, magari per prenderti un po’ cura di te e salvaguardare la tua sanità mentale,  devi prevederlo con largo anticipo, tirarti il latte in quantità adeguate (che va’ a sapere quali sono) a tamponare anche eventuali emergenze, perché magari il piccolo decide di poppare tantissimo o magari poco ma per due volte (e il latte scaldato, una volta che si è raffreddato, va buttato via). Quindi vivi con l’ansia perenne che senza di te tuo figlio muoia di fame (ansia ingiustificata, bentinteso. Diciamo che vivi con l’ansia che tuo figlio pianga tutte le sue lacrime perché ha fame, non perché sta facendo i capricci, e che chi lo tiene finirà con il chiamarti e chiederti di tornare);

4) il seno ti farà male da impazzire, da non dormirci la notte: hai voglia sognare che tuo figlio dorma 6 o 8 ore filate, se tanto dopo 4 ore tu ti svegli con le tette come macigni e un dolore insopportabile, come stessero per esplodere. Sarà che io avevo latte sufficiente per 3 gemelli, ma per me ogni volta che Balù allungava il tempo tra una poppata e l’altra – ed è un processo continuo man mano che il bimbo cresce – eran dolori, passavo due giorni d’inferno – poi per fortuna il mio corpo la capiva: quello dell’allattamento è un sistema domanda-offerta: se la domanda cala, la produzione diminuisce… ma non istantaneamente!

5) dal seno ti zampillerà latte come fosse la fontana di Trevi. Anche qui, forse mi è successo perché avrei potuto allattare altri 2 bambini, comunque è parecchio fastidioso. Di giorno ci sono le coppette assorbilatte che risolvono ogni problema (a me dicevano che avrebbero favorito l’insorgere delle ragadi, ma non direi proprio: mai avuto problemi di quel tipo!), ma di notte preferivo dormire senza e sono arrivata a cambiarmi 4 magliette perché finivo inesorabilmente con il bagnarle. E questo fino ai 7 mesi di Balù (anche se dai 5 le magliette a notte sono diventate “solo” 2!);

6) il seno non sarà più quello di prima. E questa è una gran brutta cosa. Non è che dopo il parto torni quella di prima in 3 giorni, nemmeno se metti su solo 9 chili, però, piano piano, il mio corpo è tornato esattamente com’era prima della gravidanza, mentre il mio seno no. Ok, sto ancora allattando (una volta al giorno), ma dubito che tornerà alto e pieno come prima.

Mi avevano solo detto che allattare al seno è la cosa più naturale del mondo (vero), più comoda di preparare un biberon (vero, però il biberon lo può fare anche il papà o la nonna o chiunque altro!) e più economica (verissimo). E anche più sana per il bambino, e basta quest’ultimo punto a convincere una mamma. Poi piuttosto che impazzire, meglio il latte artificiale, eh. Diventare mamma non vuol mica dire immolarsi.

Quanto all’allattamento a richiesta… be’, allattare a richiesta è faticoso, ma come fai a negare il latte a un bimbo di 10 giorni che lo chiede solo perché secondo te non può avere fame prima di 3 ore? A me viene fame anche tra un pasto e l’altro (tipo il buco delle 11 di mattina, avete presente quando non ci vedi più dalla fame?), perché mai mio figlio appena nato dovrebbe già sapere che si mangia a orari ben precisi? E poi non gli dai solo il latte. Quando è così piccolo, se anche vuole ciucciare solo per sentirsi sicuro, che male c’è? Ogni mamma fa quello che si sente e sceglie senza dubbio per il meglio, perché sa quello di cui ha bisogno suo figlio. Ma gli ospedali che danno le tabelline con le tempistiche di allattamento a me mettono i brividi. E, tra l’altro, come diavolo lo calmi un bambino affamato? Lo fai piangere fino a che non scadono le 3 ore? Con questo non voglio dire che “la tetta” sia la soluzione a ogni problema (anche se ho amici che la pensano in modo diverso…) o che come il piccolo piange vada attaccato. Almeno, io non l’ho fatto, ma anche qui, ogni mamma fa quello che è giusto per il proprio bambino e per se stessa. E non è poco.

Piano piano a me è venuto più o meno naturale aiutare Balù ad allungare i tempi tra una poppata e l’altra, ma non ha mai avuto orari veri e propri, almeno finché non ho cominciato a svezzarlo. Tra l’altro all’inizio è stato strano “dargli degli orari”, ma era il momento giusto… e per fortuna!

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4 thoughts on “Allattamento: a richiesta oppure no?

  1. Sempre allattato a richiesta, sono stati loro a regolarsi. La piccola è molto più attaccata del fratello alla tetta! Alla soglia dell’anno ha ripreso a fare poppate notturne e anche di giorno la chiede più spesso in questo periodo, ma dico la verità…ora come ora non mi pesa per niente la cosa. Nei primi tempi nemmeno, ma il dolore, quello sì, è una cosa che non to aspetti. Io contavo fino a 15 stringendo i denti sapendo che poi sarebbe passato. Per fortuna poi si fa “il callo” 😀

  2. Io invece all’inizio mi stancavo tantissimo. Non è che mi pesasse (be’, a volte sì), ma proprio mi sfiniva! Poi per fortuna è andata sempre meglio e sono contenta di allattare ancora, quando vuole lui 🙂

  3. Io ho trovato l’allattamento davvero sfinente, anche perché ero sola e il nano stava attaccato anche un’ora e mezzo, faceva un’ora di pausa e poi riprendeva, spesso addormentandosi con la testa in bocca per poi svegliarsi e urlare appena lo staccavo e in più non cresceva perché avevo pochissimo latte…il misto e’ stato ancora peggio, con gli svantaggi dei due sistemi, perciò a tre mesi sono passata all’artificiale.
    C’è anche da dire che ho dovuto tornare a lavorare, anche se poco entro il primo mese, quindi ero stressata e impossibilitata ad assecondarlo in toto.
    Chi allatta a lungo e a richiesta ha tutta la mia stima e comprensione, non è per nulla facile!

  4. Hai fatto bene. Secondo me la cosa più importante è che la mamma stia bene, quindi ben venga l’artificiale. Io ero sfinita, ma almeno il mio faceva poppate abbastanza brevi e avevo davvero tantissimo latte. Per di più, pur non smettendo praticamente mai di lavorare, ho potuto farlo da casa, incastrando i miei impegni con le sue esigenze. Non è stato facile e non credo avrei le forze per rifarlo, ma quello che davvero mi chiedo è… perché nessuno me l’aveva detto prima che allattare può essere la cosa più faticosa di tutte??

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