Bilingue (…o quasi…) per gioco

Elefante addormentato

Il Sung Na, A Book of Sleep, Alfred A. Knopf, New York, 2007, pp. 8-9

La fissa sullo zucchero non è la mia unica (ovviamente!). Ne ho una su tutt’altro fronte: le lingue. L’idea che il bambino nasca come “tabula rasa” e che tra le infinite cose fondamentali che impara nei primi mesi/anni di vita ci sia anche la capacità di esprimersi attraverso suoni articolati mi affascina molto. Imparare una lingua deve essere faticoso quanto imparare a stare in equilibrio su due gambe e camminare, e per di più i bambini imparano due cose così difficili contemporaneamente!

Dopo i primi anni (sob) si perde la capacità di imparare alla perfezione i suoni di una lingua e per quanto si possa conoscere e parlare fluentemente una lingua straniera la pronuncia non sarà mai perfetta perfetta. Il che non è grave, ma mi piacerebbe che Balù imparasse i suoni dell’ingelse (oltre all’ingelse tout court!) senza fatica. E quindi da quando ha 2 mesi l’inglese è la lingua dell’intrattenimento musicale: filastrocche e canzoncine a casa sono in inglese, ma lo è anche il libro della buona notte (che al momento è A Book of Sleep di cui ho appena scoperto esiste l’App).

Ogni settimana andiamo al playgroup in inglese di Learn With Mummy al Milk Bar e ogni sera cantiamo qualche filastrocca e canzoncina:

The Alphabet Song

At the zoo

Incy Wincy Spider (ho scoperto che esiste anche in italiano, Whisky il Ragnetto)

Oppure guardiamo una puntata di Peppa Pig in inglese, o giochiamo con qualche gioco, sempre in inglese.

Evito di parlargli in inglese in momenti “insoliti”, anche perché mi sembra che Balù rimanga perplesso a sentirmi parlare in inglese al di fuori di quelli che sono ormai i nostri riti (sì, ho provato a farlo, anche se il risultato era abbastanza scontato… espressione tipo: “Mamma, cosa stai facendo?”)

Non ho idea se un’esposizione così limitata possa giovargli, non è mia intenzione crescerlo bilingue (per noi sarebbe stata una forzatura, quindi meglio lasciar perdere), ma vorrei che l’inglese gli fosse familiare da subito.

Diciamo che stiamo facendo un esperimento, insieme, e che finché ci divertiamo entrambi va bene così! Anche perché, quando avrò l’impressione che non si diverte, smetterò subito onde evitare di farglielo odiare, l’ingelse 🙂

[Se non lo conoscete, visistate il sito di Bilingue per gioco: ci sono spunti e storie molto interessanti].

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