Il parto in casa: perché sono contraria

Quando sento parlare di parto in casa, adesso, mi viene il nervoso. Prima non era così, ma ora sì. Perché? Perché se avessi partorito in casa con ogni probabilità avrei perso mio figlio.

Quando al corso preparto ci hanno parlato del parto e di come la donna deve sentirsi a proprio agio ero totalmente d’accordo – e lo sono ancora. Una delle ostetriche raccontava che in Piemonte il parto in casa era (o forse è ancora, lei si è trasferita a Milano da un po’ di anni) addirittura incoraggiato dagli ospedali proprio perché la mamma resta nel suo ambiente. Mi sembrava importantissimo restare nel mio ambiente. Pensavo: già partorisco, cerchiamo di limitare i cambiamenti! Ma non ho mai pensato seriamente di partorire in casa. Volevo essere in una grossa struttura, perché non si sa mai (…sesto senso?) e immaginavo che avrei avuto altro per la testa e che in fondo mi sarei sentita a mio agio anche in una sala parto. Anzi, più in una sala parto che in camera mia.

Quando è arrivato il momento e Balù ha cominciato a bussare, è stato tutto molto naturale. Ho aspettato facendo altro che le contrazioni aumentassero – Daddy B mi avrebbe portato in Pronto soccorso all’1:30, quando mi sono svegliata per le prime contrazioni! – e, quando Daddy B non ce la faceva più ad aspettare (eh già!), abbiamo chiamato un taxi e siamo andati in ospedale. Pronto soccorso, monitoraggio, sala parto, rottura delle acque, bambino in posizione… tutto bene, insomma. Fino al momento delle spinte. Quando ho cominciato a spingere ho pensato che non ce l’avrei fatta. Credo sia una sensazione abbastanza diffusa, ma io sentivo qualcosa che “tornava dentro”. Per fortuna non vedevo il pannello che registrava il battito di mio figlio, che a ogni spinta calava in modo preoccupante. Non ve la faccio lunga, è finita bene ma con un cesareo d’urgenza.

Da quando il ginecologo, chiamato dall’ostetrica, mi ha visitato a quando sono stata rovesciata sul tavolo della sala operatoria saranno passati 3 minuti a dir tanto. Nessuno poteva prevedere che il mio parto sarebbe finito così. Se fossi stata a casa, cosa sarebbe successo?

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3 thoughts on “Il parto in casa: perché sono contraria

  1. Hai fatto benissimo. Anche a me piacerebbe l’idea di partorire in casa, ma, mentre stai cercando di far uscire un bambini da là sotto, che ci frega di dove siamo? È molto più sicuro stare in ospedale!

  2. E’ un argomento di cui si parlava proprio qualche giorno fa a tavola, complice il fatto che un’amica olandese ci diceva che da loro il parto in casa è prassi comune, ma comunque assistito da un’ostetrica. Io la penso come te: meglio in una struttura pronta a qualsiasi evenienza (ho fatto anche io due cesarei).

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