Braghe strappate (sulle chiappe!) e altre disgrazie

La settimana che si è appena conclusa è stata a dir poco disastrosa. E avrei dovuto intuirlo già sabato scorso, quando le braghe si sono strappate, ovviamente lì, sulle chiappe, con un bello sbrego lungo più o meno una spanna.

Vi dico subito che i pantaloni in questione non erano i miei, ma di Daddy B.

Eravamo a Brescia, a casa dei miei, e ci stavamo preparando per andare al matrimonio di mio cugino.
Balù si era svegliato dal pisolino pomeridiano e stava facendo merenda. Eravamo in perfetto orario. Io ero già pronta, dovevo solo infilarmi il vestito – quando tuo figlio ha 15 mesi, l’errore di vestirti prima di dargli mangiare non lo fai più! – e Daddy B era salito in camera a prepararsi.
Mentre stavo finendo di vestire Balù, lo sento che mi chiama con un’inflessione nella voce che mi ha fatto capire subito che qualcosa non andava.
“Tesoro, ho un problema serio”.

Be’, se non fosse che era l’unico vestito che si era portato da casa, che dovevamo uscire entro 10 minuti e che in macchina con noi c’erano anche i miei, mi sarei scompisciata dal ridere. Dai, immaginatevi la scena: Daddy B si veste, si china per allacciarsi le scarpe e

STRAP!

Fa ridere, no? Be’, io ci ho riso dopo. Al momento ho cercato una soluzione: i vestiti di mio fratello piccolo a Daddy B vanno corti, l’unica sembrava che venisse al matrimonio con i jeans. Un paio di jeans da combattimento, strappati e nemmeno puliti.

Per fortuna però mia madre si è ricordata che nell’armadio di mio fratello grande (che si è sposato 3 anni fa e non ha ancora portato via tutte le sue cose, per fortuna) c’era un vestito. Lungo al pelo per Daddy B, ma accettabile (anzi, perfetto: tenete conto che tra i jeans e il vestito “pantaloni acqua in casa” di mio fratello piccolo io comunque propendevo per quest’ultimo!).

Problema vestito brillantemente risolto, siamo partiti con 5 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, non di più.
Mio cugino si sposava nella bassa, a circa 20 km da casa dei miei. Seguivamo la macchina di mio fratello ed eravamo quasi arrivati a destinazione quando ho detto: “Be’, siamo in perfetto orario!” 3… 2… 1… Balù ha vomitato. Davvero. Tre secondi dopo. Ha vomitato sulla sua camicia, sui suoi bermuda, sul seggiolino auto. Senza che io potessi farci niente!
Per fortuna mia madre in quel momento era al telefono con mio fratello, che ha accostato e così i miei sono passati in macchina con lui, mentre noi siamo andati al supermercato perché, sempre per fortuna (e ci voleva tutta!) avevamo accostato proprio davanti a un supermercato.

[Certo, il sabato vado sempre al supermercato vestita come se andassi a un matrimonio, portando in braccio un bambino che indossa solo un body con quelle che sembrano chiazze di vomito e accompagnandomi a mio marito che sfoggia un abito di mio fratello perché il suo era così liso che gli è esploso sulle chiappe!]

Abbiamo comprato di che tamponare l’emergenza e una maglietta a Balù, visto che abitini per lui non ce n’erano, abbiamo pulito il seggiolino e siamo ripartiti. Eravamo ovviamente preoccupati che Balù non stesse bene: da un po’ di giorni non era al 100%, ma vomitare così… Lui però sembrava abbastanza tranquillo – oltre a sembrare una bambina con un semplicissimo vestitino bianco!
Siamo riusciti a non perdere il matrimonio e, poi, a fermarci sulla strada per il ricevimento a comprare a Balù pantaloncini e body. Lui si è perfettamente ripreso, ha girato per il buffet assaggiando un po’ di tutto e il resto della giornata è andato benissimo.

Ma.

Ma se vi capita un giorno così, dovreste drizzare le antenne e intuire che qualcosa sta per andare storto. Di nuovo. E infatti…
La settimana che (per fortuna) si è appena conclusa, iniziata con uno strappo sui pantaloni, era anche la prima a nido finito. Balù sarebbe dovuto stare dalla nonna e io fare avanti e indietro da Milano. Solo che lunedì mia madre si è svegliata con 38.5 di febbre. E io, da figlia degenere, l’ho abbandonata e sono tornata di corsa a Milano con Balù al seguito per vivere una settimana da panico, dividendomi tra lui e il lavoro – con il sostegno e l’aiuto indispensabili di Daddy B, va detto!

E per fortuna che ho potuto organizzarmi e stare con lui di giorno, lavorando di notte (anche se messo così suona male): alla fine, che volete che sia passare le notti in bianco dopo aver passato le giornate a seguire un curiosissimo bambino di 15 mesi? (Giornate bellissime eh, ma un po’ faticosette…)

Comunque siamo sopravvissuti. Non so come, siamo anche riusciti a fare le valigie e oggi siamo partiti per la montagna. Adesso siamo felicemente installati a Ortisei. Io ho mandato l’ultima mail di lavoro mezz’ora fa e ora… be’, ora la mia settimana da dimenticare è finita, e la prossima non potrà che andare benissimo (o, almeno, meglio!)

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