Di nuovo in ufficio. I miei primi 15 giorni da mamma non più freelance

Motivational Inspirational

Sono tornata in ufficio. E devo dire che sono rinata.

Lavoravo anche prima. Da casa, ma lavoravo. Lo scrivo nero su bianco perché a quanto pare se lavori “da casa” sembra che in realtà non fai niente. A perte che credo di essere il peggior capo che mi possa capitare – una schiavista! – se le cose vanno bene (e per fortuna a me andavano bene) finisce che se lavori da casa lavori sempre, soprattutto di notte. Perché il vantaggio di lavorare da casa – e l’accento deve cadere su “lavorare”, non su “casa” – è che sei padrone del tuo tempo, lo svantaggio è che il lavoro lo devi fare comunque e sempre al meglio e più lavori più guadagni.

Quindi sì, certo, potevo per esempio portare Balù dal pediatra o dappertutto senza chiedere permessi, ed è un gran bel vantaggio, ma non staccavo mai.

Lavorate ogni istante libero, quasi tutti i weekend e molte sere e poi ditemi se tornare in ufficio e avere un orario fisso non vi fa bene! A me sì, molto.

Ma non è solo quello: è avere uno spazio solo mio fuori casa, una routine (eivdentemente non rassicura solo i bambini!), dei colleghi (soffrivo un po’ di solitudine), la sicurezza di un’azienda intorno… sono tutte cose che mi mancavano e neppure me ne rendevo conto. Sono cose che mi ha fatto bene ritrovare.

Non lo so come sarà tra altri 15 giorni, tra 1 mese o tra 4, ma dubito che mi pentirò della mia scelta. Magari arriveranno i sensi di colpa, ma ora la mia vita è un po’ meno schizofrenica: non cerco più di fare sia la mamma sia la lavoratrice a tempo pieno e mi sembra di fare tutto meglio.

September is the new January

september is the new januaryMia sorella dice che i cambiamenti accadono anche quando le cose sembrano ferme. Ti sembra di essere immobile, e invece sta già cambiando tutto. Forse ha ragione. Chissà allora, quando guarderò indietro a quest’autunno 2014, come mi sembrerà tutto cambiato in fretta.

Settembre è stato il mese che ha dato il La a tutti i cambiamenti. Com’è giusto che sia, in fondo September is the new January, no? Ma, a voler ben vedere, è cominciato tutto molto, molto prima. Proprio come dice mia sorella. Solo che, a un certo punto, i cambiamenti diventano concreti e manifesti.

Balù ha cominciato il nuovo nido. Ha accusato il cambiamento, come ho già raccontato, ma nel giro di dieci giorni deve aver deciso che in fondo anche questo asilo non era niente male e gli è tornato il buon umore. Niente pianti la mattina (con mio immenso sollievo) e uno sprint di entusiasmo che ci ha fatto ridurre l’inserimento dalle tre settimane previste a due.

Dopo tira e molla e patemi a non finire, abbiamo fatto il preliminare e ora abbiamo pure fissato la data del rogito: tra pochi mesi andremo a vivere in una casa un po’ più grande e, soprattutto, in cui un bambino di un anno e mezzo non corre pericoli tipo precipitare in caduta libera per 2 metri. Anzi, non una casa. LA casa. Quella della vita.

Evidentemente però le novità non erano abbastanza. O, forse, i tempi erano maturi. Comunque, durante la prima settimana di inserimento di Balù io ho spedito due curriculum (o curricula, come preferite). E per uno sono stata chiamata subito – il che già ha dell’incredibile, non trovate? – per un colloquio, poi per un secondo, poi per un terzo e infine per una giornata che si può tranquillamente definire una prova di sopravvivenza.

Così, eccomi alla vigilia del cambiamento più grande di tutti: domani torno a lavorare in un ufficio. Dopo tre anni e mezzo da freelance. Dopo che tre anni e mezzo fa ho lasciato un posto molto bello ma in cui non riuscivo più a vedermi, un contratto a tempo indeterminato, colleghi che conoscevo ormai da sei anni… So che rifarei tutto, sia i sei anni là che i tre e mezzo da freelance. Ma ora è il momento di voltare pagina. Come incastrerò tutto ancora bene non lo so, ma sono convinta che le cose si aggiustano sempre ed è inutile preoccuparsi in anticipo.

Fatemi un gigantesco in bocca al lupo!

Tanto va la gatta al lardo… Premio curiosità 2014

Quante cose che mi sono persa in questo mese di scarsa vita del blog. Troppe.

Ma a quanto pare qualcuno mi ha pensata. E non lo dico perché mi sono fischiate le orecchie, ma perché ho ricevuto ben tre nomination per il Premio curiosità 2014. Che fortunella, vero? Eh già, perché questo è un premio molto, molto speciale.

Per quel che mi riguarda, è partito tutto da Ellisteller (no cara, non è una minaccia, è solo una constatazione!). Ma a me il premio l’hanno assegnato Mom Francesca, Lucrezina di Peekaboo Travel Baby ed Emy e Lav di Amiche Mamme: vi ringrazio tutte sentitamente, eh! 😉

Il “premio” consiste nel rispondere a 5 domande assolutamente folli scelte tra quelle che ci sono qui (ora, anche se qualcuno ha proposto che io risponda a 15 domande avendo ricevuto 3 nomination, facciamo che rispondo a 5 e basta, che se no poi finite con il conoscermi troppo bene… e poi ad alcune domande non potrei mai rispondere: quando mettono i denti da latte i bambini? E meno male che tra le domande non c’è “quando li perdono”!).

Poi bisogna pubblicare un bannerino di dubbio gusto, questo. (Scusa, gatto, e scusa anche a chiunque l’abbia scelto).

premio curiosità

E quindi passare la patata bollente lo scettro a 5 altre fortunate blogger.

Con ordine: il bannerino è qui sopra, e qui ecco le mie risposte – per le nomination, un po’ di suspense, su!

1. Hai qualche abitudine alimentare che gli altri ritengono nauseante/bizzarra e tu non capisci perché?

Quando stavo a Padova, in una delle mie pizzerie preferite facevano la pizza con il tonno e gli sfilacci di cavallo. Buo-nis-si-ma. Poi l’ho chiesta una sera in una pizzeria qui a Milano. Ecco, la faccia del cameriere non me la dimenticherò mai, ma ancora mi chiedo perché. Secondo me gli avessero ordinato una pizze le Tartarughe Ninja non avrebbe reagito così! Comunque dopo quella volta non ho più osato chiederla (e adesso non mangio più carne).

2. La serie tv che nonostante tu sia consapevole che FACCIA CAGARE guardi con commovente zelo mentre la tua mente ti comunica “dai, magari la prossima puntata sarà meglio”.

Una mamma per amica. Lo scorso anno mi sono rivista quasi tutte le repliche (si incastravano alla perfezione tra il momento in cui Balù andava a nanna e quello in cui rincasava Daddy B). Terribile, ma irresistibile.

3. Marca di carta igienica preferita?

Non ho una marca fissa, ma possibilmente eco e in offerta e tassativamente morbidissima: non c’è niente di peggio della carta igienica dei treni (che secondo me potrebbe essere una valida alternativa alla carta vetrata).

4. Descrivici il tuo comfort food per eccellenza, ossia, per la rubrica “Speak as you eat”, cosa mangi per tirarti su di morale? Sono gradite ricette (livello di difficoltà non superiore alle due stelline, o cucchiai, o mestoli, grazie).

Oddio, è la seconda domanda che scelgo sul cibo… vorrà dire qualcosa? Comunque, latte e biscotti. (Per me il comfort food è per definizione già pronto). Magari davanti a una puntata di Sex and the City. Così almeno a fine giornata mi tiro su il morale.

5. Qual è la cosa che più odi in assoluto?

(Questa è una domanda-bonus aggiunta da Amiche mamme)

Prendermela in quel posto perché mi sono fidata di qualcuno. Odio la cosa in sé e ancor di più la sensazione che mi dà. Ho il vizio di credere a quello che mi si dice e la fortuna di incontrare raramente persone che se ne approfittano. Però, quando succede, divento un mostro!

Ecco, ho esaurito le mie domande… È il momento delle nomination (non me ne vogliate!):

Mammaholic

Due volte mamma

Una mamma green

Una mamma quasi dECOrosa

Neenuvar

Raccontateci qualcosa di folle (o almeno, più del solito) su di voi! 😉


NOTA: Se ho assegnato il premio a qualche blogger che già l’ha ricevuto, me ne scuso. Ho controllato, ma forse non abbastanza bene o comunque è possibile che io perda colpi!

L’autosvezzamento rende snob

[WARNING! Il post seguente è un elogio smodato dell’autosvezzamento. Se pensate che sia roba da pazzi scriteriati, non leggetelo!]

bebè con mela

Non ci sono dubbi, secondo me. L’autosvezzamento rende snob.

Solo perché mio figlio ha iniziato a mangiare cibi solidi a 6 mesi, ha cominciato a bere dal bicchiere a 7, schifando il biberon, e a giocare con il cucchiaio a 8, ha imparato a padroneggiare la forchetta a 11 (ben consapevole però che con le mani fa prima) e da che ha 1 anno la mattina a colazione vuole il latte nella tazza io, mamma alle prime armi , mi sento di aver capito tutto. Anche se di solito me lo tengo per me 😉

Pazienza se all’inizio non è stato subito rose e fiori.

Quando mi sono resa conto che era pronto e ho lasciato Balù libero di sperimentare, ho dovuto imparare a fidarmi di lui. A non essere così tesa aogni volta che si portava un pezzo di pane alla bocca. (Seguire il corso della Croce Rossa sulle manovre di disostruzione in età pediatrica è stato un buon modo per farmi passare l’ansia).

A ignorare i consigli non richiesti tipo: “A 6 mesi passati lo allatti ancora? Dovresti dargli LA” e i commenti tipo: “Perché gli dai la frutta fresca invece di un bell’omogeneizzato?” (Giuro).

A fronteggiare Daddy B e la sua idea che a 6 mesi il bambino non debba più poppare quando vuole.

Insomma, non è stato subito facile. Le prime due settimane sono state bruttine e Balù l’ha sentito. Si sa, i bimbi hanno le antenne. Ma come io mi sono rilassata e ho capito che l’autosvezzamento riguardava solo me e lui, perché, almeno all’inizio, eravamo gli unici con le idee chiare, tutto è andato per il verso giusto. In frettissima.

E ne è valsa la pena: cenare contemporaneamente a mio figlio, tutti insieme intorno al tavolo, è un piacere che non pensavo di godere prima dei suoi 2 anni! Senza contare che, avendo deciso di mangiare tutti le stesse cose, abbiamo reso ancora più sana la nostra dieta – il che non è mai un male!

E non ci sono dubbi, secondo me. L’autosvezzamento è una forma mentis.

Quando ho visto cosa ha fatto mio figlio con il cibo e com’è felice di mangiare, mi sono resa conto che forse avevo delle idee un po’ strane sullo sviluppo dei bambini. Ho smesso di cercare a che mese un bambino fa (o dovrebbe fare) una certa cosa e iniziato a seguire solo lui. Dandogli fiducia e lasciandogli sperimentare quello che vuole.

Certo, gli evito per quanto possibile pericoli o situazioni pericolose, proprio come ho fatto con il cibo – all’inizio non gli lasciavo certi cibi (soprattutto quelli croccanti, che si spezzano in modo irregolare) – ma non lo limito. Per esempio, non abbiamo messo un cancelletto alle scale (perché sono troppo strane e non ci stava): Balù ha imparato a farle senza difficoltà.

Ecco, secondo me anche questo è legato all’autosvezzamento.

Perché autosvezzando Balù mi sono accorta che gli stavo regalando l’autonomia. E, per come è lui, è un regalo bellissimo. Sì, anche a 6 mesi.Perché è una cosa naturale, mai traumatica: i passaggi sono dolci e seguono i suoi ritmi.

Sorrido quando si intestardisce perché vuole fare da solo. Rispetto il suo desiderio, la sua caparbietà. Ma se ha bisogno di aiuto, io sono lì.

Vorrei fosse così per sempre (e spero ne sarò capace): vorrei che lui sapesse che se vuole può farcela da solo. Ma che se ha bisogno della mamma, lei c’è.

In fondo, per me, l’autosvezzamento è questione di fiducia: Balù ha imparato a fidarsi di sé e io a fidarmi di mio figlio. E mai fiducia fu meglio riposta.


Ti potrebbero interessare anche…

Allattamento a richiesta e routine del neonato

Ok, ti autosvezzo. Ma cosa ti do da mangiare?

Si mangia! – Autosvezzamento (1)

Il nemico che non ti aspetti – Autosvezzamento (2)

Dell’autosvezzamento e degli zuccheri

“Ma è normale?” (Sull’allattamento al seno sopo i 6 mesi)

Buzzi VS Mangiagalli: dove partorire a Milano

Dove partorire a Milano?

Giovedì sono stata a una cena tra mamme. E si è parlato, ovviamente, di cose da mamme – io mi ripeto che, finché non parlo solo di mio figlio con le mie amiche storiche, per me c’è ancora speranza. Ma visto che stanno tutte figliando, ho seriamente paura di diventare una di quelle donne che prima detestavo, quelle che parlano sempre e solo dei propri figli, come se prima non avessero avuto una vita!

Si è parlatobimbo con succhiotto del pediatra, dell’alimentazione e dei vari parti. E di nuovo della fama del Buzzi e della Mangiagalli. Ecco, devo dire che dopo tante cose “per sentito dire”, comincio a raccogliere un po’ di pareri di donne che conosco e mi stupisce che, contrariamente alle aspettative, sono molte di più quelle insoddisfatte del Buzzi.

Quando dovevo decidere dove partorire, un’amica già mamma (che però ha partorito a Verona) mi aveva detto che in Mangiagalli hanno il cesareo facile, mentre al Buzzi sono per il parto naturale duro e puro. Effettivamente, la voce girava e se andate a vedere i dati (non li trovo aggiornatissimi, ma più o meno credo siano sempre in quest’ordine di numeri) alla Mangiagalli i cesarei rappresentano il 40% dei parti, al Buzzi il 21%. Solo che non è poi così strano, visto che in Mangiagalli si concentrano le gravidanze ” complicate”. E insomma, alla fine io per varie ragioni ho optato per la Mangiagalli – che oltretutto è l’ospedale più vicino a casa (o quasi) e Daddy B poteva venire  a trovarci in bicicletta.

Mi sono trovata benissimo: sala parto bella, personale capace, camere doppie con bagno, struttura efficiente, attenzione a lasciare sempre il bambino con la mamma (room-in 24/24), ostetriche e puericultrici molto disponibili e preparate.

Ora che incontro altre mamme che hanno partorito più o meno insieme a me, mi accorgo che nessuna racconta di brutte esperienze in Mangiagalli, mentre del Buzzi tutte hanno qualcosa da ridire: ostetriche “antipatiche”, bambino portato al nido invece che lasciato con la mamma, cesareo fatto in extremis…

Le mie conoscenze non sono certo un campione rappresentativo, ma mi domando se il problema non sia il punto di partenza: chi partorisce al Buzzi ha grandi aspettative, proprio per la fama dell’ospedale, e non pensa di dover chiedere le cose, si aspetta che il personale sia attento ad anticipare i bisogni della partoriente, mentre chi partorisce in Mangiagalli sa che è un grande ospedale, che non si è un numero (non mi sono sentita trattata come tale), ma che magari per te è il primo parto, per loro il millesimo, e le cose le chiede.

Comunque sia, se vi hanno detto che in Mangiagalli:

  1. vi fanno partorire per forza sdraiate
  2. non c’è il room-in
  3. la struttura è vecchia

vi hanno raccontato fregnacce!

  1. Potete mettervi nella posizione che preferite (ci mancherebbe altro: è il vostro parto!)
  2. il bambino vi viene dato subito, anche dopo il cesareo (cioè, mentre finiscono di ricucirvi lo portano al papà) e poi resta sempre con voi a meno che non preferiate lasciarlo al nido per riposare un po’
  3. la struttura è decisamente accogliente (credo sia stata ristrutturata da poco).

In ogni caso, siccome siete voi che partorite, qualunque ospedale scegliate, non fatevi remore: chiedete tutto quello di cui avete bisogno, tutto quello che vi fa stare tranquille, e insistete per fare quello che vi fa stare meglio, soprattutto durante il travaglio e il parto!

Braghe strappate (sulle chiappe!) e altre disgrazie

La settimana che si è appena conclusa è stata a dir poco disastrosa. E avrei dovuto intuirlo già sabato scorso, quando le braghe si sono strappate, ovviamente lì, sulle chiappe, con un bello sbrego lungo più o meno una spanna.

Vi dico subito che i pantaloni in questione non erano i miei, ma di Daddy B.

Eravamo a Brescia, a casa dei miei, e ci stavamo preparando per andare al matrimonio di mio cugino.
Balù si era svegliato dal pisolino pomeridiano e stava facendo merenda. Eravamo in perfetto orario. Io ero già pronta, dovevo solo infilarmi il vestito – quando tuo figlio ha 15 mesi, l’errore di vestirti prima di dargli mangiare non lo fai più! – e Daddy B era salito in camera a prepararsi.
Mentre stavo finendo di vestire Balù, lo sento che mi chiama con un’inflessione nella voce che mi ha fatto capire subito che qualcosa non andava.
“Tesoro, ho un problema serio”.

Be’, se non fosse che era l’unico vestito che si era portato da casa, che dovevamo uscire entro 10 minuti e che in macchina con noi c’erano anche i miei, mi sarei scompisciata dal ridere. Dai, immaginatevi la scena: Daddy B si veste, si china per allacciarsi le scarpe e

STRAP!

Fa ridere, no? Be’, io ci ho riso dopo. Al momento ho cercato una soluzione: i vestiti di mio fratello piccolo a Daddy B vanno corti, l’unica sembrava che venisse al matrimonio con i jeans. Un paio di jeans da combattimento, strappati e nemmeno puliti.

Per fortuna però mia madre si è ricordata che nell’armadio di mio fratello grande (che si è sposato 3 anni fa e non ha ancora portato via tutte le sue cose, per fortuna) c’era un vestito. Lungo al pelo per Daddy B, ma accettabile (anzi, perfetto: tenete conto che tra i jeans e il vestito “pantaloni acqua in casa” di mio fratello piccolo io comunque propendevo per quest’ultimo!).

Problema vestito brillantemente risolto, siamo partiti con 5 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, non di più.
Mio cugino si sposava nella bassa, a circa 20 km da casa dei miei. Seguivamo la macchina di mio fratello ed eravamo quasi arrivati a destinazione quando ho detto: “Be’, siamo in perfetto orario!” 3… 2… 1… Balù ha vomitato. Davvero. Tre secondi dopo. Ha vomitato sulla sua camicia, sui suoi bermuda, sul seggiolino auto. Senza che io potessi farci niente!
Per fortuna mia madre in quel momento era al telefono con mio fratello, che ha accostato e così i miei sono passati in macchina con lui, mentre noi siamo andati al supermercato perché, sempre per fortuna (e ci voleva tutta!) avevamo accostato proprio davanti a un supermercato.

[Certo, il sabato vado sempre al supermercato vestita come se andassi a un matrimonio, portando in braccio un bambino che indossa solo un body con quelle che sembrano chiazze di vomito e accompagnandomi a mio marito che sfoggia un abito di mio fratello perché il suo era così liso che gli è esploso sulle chiappe!]

Abbiamo comprato di che tamponare l’emergenza e una maglietta a Balù, visto che abitini per lui non ce n’erano, abbiamo pulito il seggiolino e siamo ripartiti. Eravamo ovviamente preoccupati che Balù non stesse bene: da un po’ di giorni non era al 100%, ma vomitare così… Lui però sembrava abbastanza tranquillo – oltre a sembrare una bambina con un semplicissimo vestitino bianco!
Siamo riusciti a non perdere il matrimonio e, poi, a fermarci sulla strada per il ricevimento a comprare a Balù pantaloncini e body. Lui si è perfettamente ripreso, ha girato per il buffet assaggiando un po’ di tutto e il resto della giornata è andato benissimo.

Ma.

Ma se vi capita un giorno così, dovreste drizzare le antenne e intuire che qualcosa sta per andare storto. Di nuovo. E infatti…
La settimana che (per fortuna) si è appena conclusa, iniziata con uno strappo sui pantaloni, era anche la prima a nido finito. Balù sarebbe dovuto stare dalla nonna e io fare avanti e indietro da Milano. Solo che lunedì mia madre si è svegliata con 38.5 di febbre. E io, da figlia degenere, l’ho abbandonata e sono tornata di corsa a Milano con Balù al seguito per vivere una settimana da panico, dividendomi tra lui e il lavoro – con il sostegno e l’aiuto indispensabili di Daddy B, va detto!

E per fortuna che ho potuto organizzarmi e stare con lui di giorno, lavorando di notte (anche se messo così suona male): alla fine, che volete che sia passare le notti in bianco dopo aver passato le giornate a seguire un curiosissimo bambino di 15 mesi? (Giornate bellissime eh, ma un po’ faticosette…)

Comunque siamo sopravvissuti. Non so come, siamo anche riusciti a fare le valigie e oggi siamo partiti per la montagna. Adesso siamo felicemente installati a Ortisei. Io ho mandato l’ultima mail di lavoro mezz’ora fa e ora… be’, ora la mia settimana da dimenticare è finita, e la prossima non potrà che andare benissimo (o, almeno, meglio!)

Perché sapere cosa c’è per cena aiuta a vivere meglio

Diventare mamma mi ha insegnato a vivere felicemente sospesa tra una scrupolosa organizzazione e la capacità di improvvisare con grande leggerezza. Mi ha insegnato anche tantissime altre cose, a dire il vero, e per di più tutte belle, ma per vivere meglio c’è una cosa che ormai devo fare ogni lunedì: pianificare le cene della settimana.

Sembra una sciocchezza, ma non farsi trovare impreparati è il modo migliore per restare a giocare al parco con Balù fino all’ultimo minuto possibile, senza dover poi correre da Picard a comprare verdure surgelate o simili. All’inizio avevo clamorosamente sottovalutato la cosa. Quando si è in due, se anche il frigo piange non è un grosso problema: c’è sempre almeno un pacco di pasta e il frigo vuoto può diventare l’occasione per uscire a cena o prendere una pizza. Ma con un unenne in casa, le cose cambiano. La pizza la adora, ma non possiamo mangiarla tutti i giorni – almeno, così dicono!

Fino a un mesetto fa pensavo che me la sarei cavata comunque, ma da quando pianifico le cene della settimana va tutto molto meglio, anche perché martedì e giovedì Daddy B non c’è mai ed è difficile preparare la cena e fare il bagnetto a Balù contemporaneamente (la nostra routine prevede il bagnetto la sera). Non sono una maniaca dell’organizzazione, eh, ma ho capito che certe cose aiutano a vivere meglio e mi permettono di godere di più del tempo che passo con mio figlio da quando vado a prenderlo al nido fino a quando va a nanna. Per non passare la vita ai fornelli, generalmente la sera cucino la cena del giorno dopo, o la preparo già per quanto possibile, così poi nel giro di 10 minuti posso servire Balù che, quando ha fame, la pazienza non sa nemmeno dove sta di casa.

Da quando Balù ha poco più di 6 mesi mangiamo tutti insieme e tutti le stesse cosa: cerco quindi di preparare cene bilanciate, tenendo conto di quello che ha mangiato al nido a pranzo, e veloci da preparare perché io adoro cucinare, ma in questo periodo il tempo è poco. Ho solo una regola: le verdure non devono mai mancare (se no che cene bilanciate sono? Poi per mia fortuna Balù le adora!) E mi tengo sempre in frigo qualcosa per le emergenze (del prosciutto cotto e della crescenza, per l’esattezza) ed evito di rimanere senza pane (che in genere faccio io), così se proprio Balù è disperato può sgranocchiare qualcosa mentre aspetta che la cena sia pronta.

Se cercate un planning settimanale, quello di Mamma Felice è davvero molto carino, con anche lo spazio per segnare le cose da comprare. Io sono un po’ più ruspante, uso un foglio normalissimo che poi appendo sul frigo (così lo può vedere anche Daddy B), ma in fondo quello che conta è il risultato, no?