Settembre è arrivato e mi ha (s)travolta

autumn The Library of Congress

Settembre mi ha (s)travolto.

Tra il rientro in pianta stabile a Milano, l’inserimento al nuovo nido, il lavoro, la nuova casa (eh già, c’è un trasloco nel nostro futuro), dei colloqui che mi è capitato di fare (e che siccome Milano è Milano tra andare, colloquio e tornare ogni volta mi sono partite tre ore) ho faticato davvero a tenere insieme i pezzi.
Aggiungiamoci poi che girovaga sono sempre, pure controvoglia, e quindi i weekend erano già pieni di impegni (belli) ad almeno 80 km da casa… Be’, ecco, sono un po’ cotta, mettiamola così.

Ma ora stiamo per tornare alla routine. Già, perché il periodo di inserimento volge al termine. Delle tre (dico tre) settimane previste, Balù ha deciso di scontarne una. Venerdì scorso, ultimo giorno della seconda settimana, si è addormentato spontaneamente al nido dopo pranzo. L’avevo detto io alla maestra, già una settimana prima, che per lui il binomio pranzo-nanna è indissolubile perfino da prima di andare al “vecchio” asilo. Ma niente, non è servito: venerdì me l’hanno svegliato e l’hanno consegnato, intontito dal sonno, a Daddy B che era andato a prenderlo. (A discolpa della maestra posso dire però che proprio il giorno in cui l’avevo informata del legame pranzo-nanna Balù si era messo a piangere così tanto, ma così tanto, che mi aveva chiamata per terminare precipitosamente il distacco. E potete immaginarvi come mi ero sentita, io madre snaturata che invece che lasciare suo figlio all’asilo che già conosce lo iscrive a uno nuovo, io madre degenere che si aspettava che l’inserimento sarebbe filato liscio come l’olio perché il nido Balù già sapeva cos’era… insomma, ci siamo capiti).

Comunque, se tutto va come deve, questa è l’ultima settimana fuori controllo. Non so se me la racconto per resistere fino a domenica sera (anche questo weekend siamo via) o se sarà davvero così, ma spero la seconda. E ora mi rimetto al lavoro, perché in qualche momento della giornata dovrò pure lavorare, con la spiacevole sensazione che a fare troppe cose finisce che non te ne viene bene neanche una.

Top of the post #10: 22 settembre 2014

top of the post mammagirovagaSono sempre travolta dalle cose da fare (anche se vedo la luce in fondo al tunnel), però la mia rubrica preferita non la mollo, no no no!

Eccomi quindi qui con la mia Top of the Post, rubrica ideata da Koko di Ordinata Mente (se volete partecipare anche voi trovate le istruzioni sul suo blog). Vengo subito ai tre post della settimana che si è appena conclusa che più mi hanno colpito (perché sono travolta sì, ma vi leggo lo stesso!)

Ecco, questa è la mia Top of the Post di oggi… e speriamo di tornare prestissimo a ritmi di vita più normali, così magari oltre che leggere i post degli altri riesco pure a commentarli (e chissà, magari a scriverne uno io!)

Top of the Post #9: 15 settembre 2014

top of the post mammagirovagaAiuto.

Sono reduce da una settimana da panico e da un weekend in cui non sono stata ferma un secondo – se non per lavorare un po’. Tra inserimento al nuovo nido di Balù, lavoro, piccole catastrofi e weekend itinerante devo dire che accuso, accuso eccome, ma oggi è lunedì e lunedì è il giorno della Top of the Post, la rubrica ideata da Koko di Ordinata Mente.

Se volete partecipare, trovate qui tutte le istruzioni. Qui sotto invece i post della settimana appena conclusa che più mi sono piaciuti:

Ora vedo se crollare sul divano o andare avanti con un lavoro che devo chiudere entro domani pomeriggio…

Da “in vacanza senza giochi” a “5 giochi in 1”

Ci piace che Balù giochi con tutto, che consideri un gioco qualsiasi oggetto presente in casa (purché non sia pericoloso). Sarà che siamo grandi sostenitori del cestino dei tesori, sarà che siamo d’accordo con Slow Mom, ma quando andiamo via non ci portiamo dietro mille giochi.

Così, quest’estate, in montagna per Balù avevamo portato svariati libri per la lettura della buonanotte, tre palle, le bolle di sapone, i palloncini e poco altro. Anzi, quasi nient’altro. Forse siamo stati un po’ estremi, ma pensavamo che avremmo passato un sacco di tempo all’aria aperta. E così è stato ma, anche se il meteo è stato clemente, ci sono stati numerosi pomeriggi di pioggia. Forse anche per quello dopo un po’ io e Daddy B abbiamo cominciato a chiederci se non fosse il caso di prendere a Balù un giocattolo nuovo. E alla fine è stato il giocattolo a trovare noi. O meglio, a trovare Balù.

In cerca di un regalo per mia suocere siamo entrati in un negozio di prodotti in legno. Balù a colpo sicuro è andato verso l’angolo più colorato di tutti e si è impadronito di questo:

little play center eichhorn

Visto che sono 5 giochi in uno ci è sembrata un’ottima scelta e così ci siamo portati a casa questo cubo poliattività che è tuttora uno dei giochi preferiti di Balù. Anche a me piace molto: è tutto in legno, semplice ma ben pensato e a volte Balù lo usa come canestro o come scatola in cui mettere i suoi piccoli tesori (il coperchio si solleva e il cubo dentro è cavo).

Sono andata a farmi un giro sul sito del produttore, Eichhorn: certe cose non mi piacciono ma alcuni giocattoli in legno sono davvero belli. Il nostro cubo (che si chiama Little Play Center) ha lati da 20 cm e il coperchio si può richiudere all’interno, così anche da portarsi dietro in vacanza non è troppo ingombrante… e abbiamo 5 giochi in 1. E dopo averci seguito in montagna, al mare e dai nonni, direi che il cubo si merita senz’altro il titolo di gioco (indoor) dell’estate!

…Voi che giochi non potete fare a meno di portare in vacanza?

L’inserimento al nido: la terra di mezzo

bimbo con ciuccio

Siamo dei veterani dell’inserimento.

A 18 mesi non ancora compiuti, Balù è già alle prese con il suo secondo asilo nido. Non perché il primo (che ha iniziato a frequentare a 9 mesi) non ci piacesse, anzi, ma perché quest’anno ad aprile io non ero in balia di un bambino di un mese e ho potuto iscriverlo alle graduatorie del Comune. Morale: siamo passati dal privato al pubblico. E si ricomincia da capo la trafila dell’inserimento.

Trovo molte differenze tra il primo inserimento e questo, legate sicuramente alla dimensione della struttura e all’età di Balù. Anche questo asilo mi piace molto e, siccome io e mio figlio fino ad ora abbiamo dimostrato di avere gusti simili, sono tranquilla e prevedo che a breve Balù varcherà la soglia del nido sorridente e mi farà capire che devo darmi una mossa a togliergli le scarpe perché vuole andare a giocare, proprio come faceva la scorsa primavera.

Ma la differenza più grande è il modo in cui io affronto quest’inserimento: me lo sto proprio godendo, con quel piacere dolceamaro delle cose buone che prima o poi finiscono. La cosa buona che prima o poi finisce non è tanto l’inserimento in sé quanto la provvisoria routine che instaura. Adesso lo so che alla fine dell’inserimento ci sono giornate intere senza mio figlio. Lo so perché l’ho vissuto, prima lo sapevo e basta.

Non fraintendetemi: il nido per noi è una scelta obbligata, certo, ma è una scelta felice. L’esperienza dello scorso anno è stata super positiva e, per come è Balù, io e Daddy B lo manderemmo al nido anche se avessimo nonni vicino a cui lasciarlo (ehm… tralasciamo l’aspetto economico!) Quindi una parte di me aspetta impaziente il momento in cui riprenderà la routine vera, quella in cui gli orari sono ben precisi e con un po’ di fortuna,  un pizzico di tenacia e molta organizzazione si riesce a incastrare tutto. Ma c’è un’altra parte che invece si bea di queste mattine lente, che iniziano prestissimo perché Balù è mattiniero e ci offrono ore da riempire prima di arrivare al nido. Ore che passiamo a fare colazione con calma, a uscire a passeggio, a portare il pane alle paperette… Sì, perché se vi alzate alle 6:30 e l’arrivo al nido è previsto per le 10, ce ne avete di tempo!

È vero che ogni giorno è irripetibile, ma da che c’è mio figlio l’espressione ha assunto un senso nuovo, più pieno. E l’inserimento è quella terra di mezzo in cui mi posso ancora godere le giornate con lui, scivolando dolcemente verso la routine che poi ci accompagnerà per tutto l’anno. Una routine di cose da fare autonomamente, senza vedersi per ore e ore. Senza respirare il suo profumo.

Questo inserimento è una terra di mezzo tra un agosto sempre insieme e un nuovo anno di lavoro. Una terra di mezzo da percorrere palmo a palmo e godere fino all’ultimo minuto, perché sono minuti che non torneranno. Come tutti i minuti, ma questi ancor di più.

Top of the Post #8: 8 settembre 2014

top of the post mammagirovaga

Rieccoci qui. Di nuovo lunedì. Il secondo lunedì di settembre e già i ritmi sono tornati quelli di prima delle vacanze. Anzi, pure un po’ più intensi – …saranno le scosse di assestamento post-pausa? Speriamo!

Lunedì però vuol dire anche Top of the Post, la rubrica ideata da Koko di Ordinata Mente. E allora ecco qui i tre post di altri blog che più mi hanno colpito questa settimana. Vi avviso, sono perfino più eterogenei del solito!

  • Sono una mamma permissiva” di Maternity Leave Anch’io sono una mamma permissiva, esattamente allo stesso modo. Secondo me per crescere bisogna sperimentare, sporcarsi, usare la fantasia… però al gelato prima di pranzo io dico no, perché se no poi Balù non mi mangia più nulla!
  • Si narra di cinque cosi malfatti (ma siamo molti, molti di più)” di AtlantideKids Per lavoro mi sono occupata a lungo di libri per bambini e ragazzi, ma già prima collezionavo albi illustrati, acquistati in giro per il mondo. Eppure questo me lo stavo perdendo… sono corsa ai ripari, per fortuna!
  • Quasi una settimana di te” di Esseremammaoggi Quale mamma non ricorda lo stravolgimento della prima settimana? Anche se ammetto che a me c’è voluto di più, essere sconvolte da un amore così grande è una cosa meravigliosa.

Con la mia Top of the Post ci rivediamo lunedì prossimo, ora vado a leggermi tutte le altre. Se ancora non siete Top of the Post Addicted e volete scoprire come si partecipa, leggete le istruzioni sul blog di Koko!

biglietto per un sogno

Una mamma viaggiatrice in cerca di una monogamia topografica

 Essere una mamma è faticoso. Essere una mamma viaggiatrice ancora di più, credo (ma non ne sono sicura perché sono un mamma nomade e non vivo la vita delle mamme stanziali). E non sto parlando di viaggi favolosi e vacanze, ma di un continuo girovagare tra varie case e varie città in un perpetuo errare per il Nord Italia o, essenzialmente, per la Pianura Padana. Perché viaggiare è un’abitudine mentale, certo, ma per me è anche una routine. E non sono una mamma pendolare.

Dalla primavera del 2013, quando è nato Balù, siamo andati e venuti da Milano tante di quelle volte che non le voglio nemmeno contare. Siamo stati 3 mesi a Milano, 1 a Brescia, 1 in giro tra mare e montagna, 4 a Brescia, 7 a Milano, 1 in giro tra montagna e lago, 1 a Brescia. Ma non fatevi ingannare dai periodi più lunghi: sono stati inframmezzati da andate e ritorni almeno settimanali tra Milano e Brescia (e Verona, il pavese e altre mete che, per una ragione o per l’altra, doveva raggiungere).

Ora che è settembre e che nel weekend torneremo definitivamente a Milano, che Balù lunedì riprenderà il nido e la nostra vita potrebbe imboccare la via della monogamia topografica, evito di farmi illusioni perché guardando il calendario ho già visto che, per una ragione o per l’altra, la nostra presenza è prevista in posti diversi da casa nostra per tutti i weekend da qui a fine mese. Tutti posti ad almeno 100 km da casa, se no non c’è gusto.

Che uno la settimana lavora e il weekend vorrebbe riposare, o almeno sistemare casa e fare quelle cose che di solito si accumulano il sabato. E invece no, a noi non è dato. Ma ormai ci conviviamo benissimo. Anche se la stanchezza si fa sentire.

Però questo perpetuo errare (mammagirovaga non per niente, insomma) ha dei lati positivi. Molti.

Balù si sente a casa ovunque e affronta il mondo con una fiducia che mi riempie il cuore.

Io scopro città che conoscevo già con occhi nuovi (i suoi) e amo Milano più che mai perché quella è, per me, casa – nonché, tra tutte, la città più a misura di bambino, incredibile ma vero.

Il tempo che impeghiamo a impacchettare tutto e caricare la macchina (perché sapete benissimo com’è muoversi con un bambino di 0-18 mesi, vero? Ecco, aggiungeteci anche un cane che occupa giustamente tutto il bagagliaio e avete il quadro completo!) per poi scaricarla potrebbe entrare di diritto nel Guinness dei Primati.

Io e Daddy B abbiamo scoperto che non esistono solo i viaggi intercontinentali, che è bello anche esplorare quello che c’è vicino a noi, confondere le nostre città e creare una nostra geografia unica.

Più di tutto però, io perenne inquieta in fuga da un luogo all’altro, ho capito che chi ha detto che bisogna stare attenti perché non è detto che la felicità ci segua ovunque andiamo si sbagliava di grosso. La felicità, come l’inquietudine, te la porti con te. E se viaggio con Daddy B, Mucchino e Balù la felicità è nella borsa più grossa.