Da “in vacanza senza giochi” a “5 giochi in 1”

Ci piace che Balù giochi con tutto, che consideri un gioco qualsiasi oggetto presente in casa (purché non sia pericoloso). Sarà che siamo grandi sostenitori del cestino dei tesori, sarà che siamo d’accordo con Slow Mom, ma quando andiamo via non ci portiamo dietro mille giochi.

Così, quest’estate, in montagna per Balù avevamo portato svariati libri per la lettura della buonanotte, tre palle, le bolle di sapone, i palloncini e poco altro. Anzi, quasi nient’altro. Forse siamo stati un po’ estremi, ma pensavamo che avremmo passato un sacco di tempo all’aria aperta. E così è stato ma, anche se il meteo è stato clemente, ci sono stati numerosi pomeriggi di pioggia. Forse anche per quello dopo un po’ io e Daddy B abbiamo cominciato a chiederci se non fosse il caso di prendere a Balù un giocattolo nuovo. E alla fine è stato il giocattolo a trovare noi. O meglio, a trovare Balù.

In cerca di un regalo per mia suocere siamo entrati in un negozio di prodotti in legno. Balù a colpo sicuro è andato verso l’angolo più colorato di tutti e si è impadronito di questo:

little play center eichhorn

Visto che sono 5 giochi in uno ci è sembrata un’ottima scelta e così ci siamo portati a casa questo cubo poliattività che è tuttora uno dei giochi preferiti di Balù. Anche a me piace molto: è tutto in legno, semplice ma ben pensato e a volte Balù lo usa come canestro o come scatola in cui mettere i suoi piccoli tesori (il coperchio si solleva e il cubo dentro è cavo).

Sono andata a farmi un giro sul sito del produttore, Eichhorn: certe cose non mi piacciono ma alcuni giocattoli in legno sono davvero belli. Il nostro cubo (che si chiama Little Play Center) ha lati da 20 cm e il coperchio si può richiudere all’interno, così anche da portarsi dietro in vacanza non è troppo ingombrante… e abbiamo 5 giochi in 1. E dopo averci seguito in montagna, al mare e dai nonni, direi che il cubo si merita senz’altro il titolo di gioco (indoor) dell’estate!

…Voi che giochi non potete fare a meno di portare in vacanza?

L’inserimento al nido: la terra di mezzo

bimbo con ciuccio

Siamo dei veterani dell’inserimento.

A 18 mesi non ancora compiuti, Balù è già alle prese con il suo secondo asilo nido. Non perché il primo (che ha iniziato a frequentare a 9 mesi) non ci piacesse, anzi, ma perché quest’anno ad aprile io non ero in balia di un bambino di un mese e ho potuto iscriverlo alle graduatorie del Comune. Morale: siamo passati dal privato al pubblico. E si ricomincia da capo la trafila dell’inserimento.

Trovo molte differenze tra il primo inserimento e questo, legate sicuramente alla dimensione della struttura e all’età di Balù. Anche questo asilo mi piace molto e, siccome io e mio figlio fino ad ora abbiamo dimostrato di avere gusti simili, sono tranquilla e prevedo che a breve Balù varcherà la soglia del nido sorridente e mi farà capire che devo darmi una mossa a togliergli le scarpe perché vuole andare a giocare, proprio come faceva la scorsa primavera.

Ma la differenza più grande è il modo in cui io affronto quest’inserimento: me lo sto proprio godendo, con quel piacere dolceamaro delle cose buone che prima o poi finiscono. La cosa buona che prima o poi finisce non è tanto l’inserimento in sé quanto la provvisoria routine che instaura. Adesso lo so che alla fine dell’inserimento ci sono giornate intere senza mio figlio. Lo so perché l’ho vissuto, prima lo sapevo e basta.

Non fraintendetemi: il nido per noi è una scelta obbligata, certo, ma è una scelta felice. L’esperienza dello scorso anno è stata super positiva e, per come è Balù, io e Daddy B lo manderemmo al nido anche se avessimo nonni vicino a cui lasciarlo (ehm… tralasciamo l’aspetto economico!) Quindi una parte di me aspetta impaziente il momento in cui riprenderà la routine vera, quella in cui gli orari sono ben precisi e con un po’ di fortuna,  un pizzico di tenacia e molta organizzazione si riesce a incastrare tutto. Ma c’è un’altra parte che invece si bea di queste mattine lente, che iniziano prestissimo perché Balù è mattiniero e ci offrono ore da riempire prima di arrivare al nido. Ore che passiamo a fare colazione con calma, a uscire a passeggio, a portare il pane alle paperette… Sì, perché se vi alzate alle 6:30 e l’arrivo al nido è previsto per le 10, ce ne avete di tempo!

È vero che ogni giorno è irripetibile, ma da che c’è mio figlio l’espressione ha assunto un senso nuovo, più pieno. E l’inserimento è quella terra di mezzo in cui mi posso ancora godere le giornate con lui, scivolando dolcemente verso la routine che poi ci accompagnerà per tutto l’anno. Una routine di cose da fare autonomamente, senza vedersi per ore e ore. Senza respirare il suo profumo.

Questo inserimento è una terra di mezzo tra un agosto sempre insieme e un nuovo anno di lavoro. Una terra di mezzo da percorrere palmo a palmo e godere fino all’ultimo minuto, perché sono minuti che non torneranno. Come tutti i minuti, ma questi ancor di più.

Top of the Post #8: 8 settembre 2014

top of the post mammagirovaga

Rieccoci qui. Di nuovo lunedì. Il secondo lunedì di settembre e già i ritmi sono tornati quelli di prima delle vacanze. Anzi, pure un po’ più intensi – …saranno le scosse di assestamento post-pausa? Speriamo!

Lunedì però vuol dire anche Top of the Post, la rubrica ideata da Koko di Ordinata Mente. E allora ecco qui i tre post di altri blog che più mi hanno colpito questa settimana. Vi avviso, sono perfino più eterogenei del solito!

  • Sono una mamma permissiva” di Maternity Leave Anch’io sono una mamma permissiva, esattamente allo stesso modo. Secondo me per crescere bisogna sperimentare, sporcarsi, usare la fantasia… però al gelato prima di pranzo io dico no, perché se no poi Balù non mi mangia più nulla!
  • Si narra di cinque cosi malfatti (ma siamo molti, molti di più)” di AtlantideKids Per lavoro mi sono occupata a lungo di libri per bambini e ragazzi, ma già prima collezionavo albi illustrati, acquistati in giro per il mondo. Eppure questo me lo stavo perdendo… sono corsa ai ripari, per fortuna!
  • Quasi una settimana di te” di Esseremammaoggi Quale mamma non ricorda lo stravolgimento della prima settimana? Anche se ammetto che a me c’è voluto di più, essere sconvolte da un amore così grande è una cosa meravigliosa.

Con la mia Top of the Post ci rivediamo lunedì prossimo, ora vado a leggermi tutte le altre. Se ancora non siete Top of the Post Addicted e volete scoprire come si partecipa, leggete le istruzioni sul blog di Koko!

biglietto per un sogno

Una mamma viaggiatrice in cerca di una monogamia topografica

 Essere una mamma è faticoso. Essere una mamma viaggiatrice ancora di più, credo (ma non ne sono sicura perché sono un mamma nomade e non vivo la vita delle mamme stanziali). E non sto parlando di viaggi favolosi e vacanze, ma di un continuo girovagare tra varie case e varie città in un perpetuo errare per il Nord Italia o, essenzialmente, per la Pianura Padana. Perché viaggiare è un’abitudine mentale, certo, ma per me è anche una routine. E non sono una mamma pendolare.

Dalla primavera del 2013, quando è nato Balù, siamo andati e venuti da Milano tante di quelle volte che non le voglio nemmeno contare. Siamo stati 3 mesi a Milano, 1 a Brescia, 1 in giro tra mare e montagna, 4 a Brescia, 7 a Milano, 1 in giro tra montagna e lago, 1 a Brescia. Ma non fatevi ingannare dai periodi più lunghi: sono stati inframmezzati da andate e ritorni almeno settimanali tra Milano e Brescia (e Verona, il pavese e altre mete che, per una ragione o per l’altra, doveva raggiungere).

Ora che è settembre e che nel weekend torneremo definitivamente a Milano, che Balù lunedì riprenderà il nido e la nostra vita potrebbe imboccare la via della monogamia topografica, evito di farmi illusioni perché guardando il calendario ho già visto che, per una ragione o per l’altra, la nostra presenza è prevista in posti diversi da casa nostra per tutti i weekend da qui a fine mese. Tutti posti ad almeno 100 km da casa, se no non c’è gusto.

Che uno la settimana lavora e il weekend vorrebbe riposare, o almeno sistemare casa e fare quelle cose che di solito si accumulano il sabato. E invece no, a noi non è dato. Ma ormai ci conviviamo benissimo. Anche se la stanchezza si fa sentire.

Però questo perpetuo errare (mammagirovaga non per niente, insomma) ha dei lati positivi. Molti.

Balù si sente a casa ovunque e affronta il mondo con una fiducia che mi riempie il cuore.

Io scopro città che conoscevo già con occhi nuovi (i suoi) e amo Milano più che mai perché quella è, per me, casa – nonché, tra tutte, la città più a misura di bambino, incredibile ma vero.

Il tempo che impeghiamo a impacchettare tutto e caricare la macchina (perché sapete benissimo com’è muoversi con un bambino di 0-18 mesi, vero? Ecco, aggiungeteci anche un cane che occupa giustamente tutto il bagagliaio e avete il quadro completo!) per poi scaricarla potrebbe entrare di diritto nel Guinness dei Primati.

Io e Daddy B abbiamo scoperto che non esistono solo i viaggi intercontinentali, che è bello anche esplorare quello che c’è vicino a noi, confondere le nostre città e creare una nostra geografia unica.

Più di tutto però, io perenne inquieta in fuga da un luogo all’altro, ho capito che chi ha detto che bisogna stare attenti perché non è detto che la felicità ci segua ovunque andiamo si sbagliava di grosso. La felicità, come l’inquietudine, te la porti con te. E se viaggio con Daddy B, Mucchino e Balù la felicità è nella borsa più grossa.

L’organizzazione è la chiave di tutto

Sul lavoro sono sempre stata una persona molto organizzata. Fortunatamente sono fatta così perché, dovendo gestire il lavoro di più persone e coordinare quello di più uffici essere molto ben organizzati è una cosa che torna utile (e non solo a te). L’organizzazione, un’ottima memoria e a una buona capacità di problem solving (perché ok essere organizzati, ma gli imprevisti sono dietro l’angolo!) sono sempre state le mie qualità professionali più apprezzate.

Tanto sono organizzata sul lavoro, tanto ho sempre vissuto il resto della mia vita senza tabelle né orari. La mia scrivania è ordinatissima, ma la mia camera tende al delirio. Ricordo date e scadenze ma poi il frigo è vuoto e si cena fuori. O, almeno, era così.

Da che Balù ha cominciato a mangiare con noi, avere il frigo vuoto è diventato improponibile. E non solo: da quando c’è Balù, organizzare anche il resto della mia vita si è rivelato piano piano fondamentale per riuscire a fare tutto. E lo dice una che, al di fuori del lavoro, era allergica alla parola “organizzazione”. L’ho sempre trovata una cosa da maniaci ossessivi. Che bisogno c’è di organizzare, quando è così bello prendere quello che arriva?

Ho scoperto però che c’è un’organizzazione sana: quella che non si fossilizza e non impone, un’organizzazione non prescrittiva ma “ottimizzante”, che ti libera dagli imprevisti brutti ma senza privarti di quelli belli. Insomma, nella mia vita sono entrati una serie di accorgimenti che mi permettono di fare molte più cose e farle meglio.

Sono tre gli strumenti della mia organizzazione domestica. Banali magari, ma per me sono stati una rivoluzione:

  • Il meal planning: non pensavo l’avrei mai adottato né tantomento mantenuto, invece il meal planning è entrato in casa nostra e non ne è più uscito. La domenica io e Daddy B segniamo cosa mangeremo a cena (i pasti con Balù) per tutta la settimana. Il risultato? La spesa è mirata, non c’è niente che rischia di andare a male in frigo e quando Balù esce dal nido posso stare con lui al parco senza l’ansia di dovermi inventare qualcosa per cena. Poi se all’ultimo si decise di mangiare fuori… be’, poco male – in più esite il freezer!
  • Il calendario di famiglia (o il Monthly Family Planner): in rete ce ne sono svariati che si possono stampare gratuitamente (o, se lo volete elettronico, c’è Cozi, che è pure gratis ma io il calendario lo voglio bello in vista sul frigo!), ma non ho ancora trovato quello che mi soddisfa pienamente (anche perché vorrei integrarci il meal planning… Me lo sto disegnando da sola nei ritagli di tempo, poi lo condividerò!) Comunque il concetto è semplicissimo: sul calendario segno gli impegni di tutta la famiglia così so già quando Daddy B non c’è e Balù sta con me o viceversa e riesco a ritagliarmi il tempo per vedere con calma qualche amica 🙂 E insomma, mi basta uno sguardo per avere idea degli impegni di tutti.
  • Le liste “To do”: ho imparato ad aggiungere alla lista di cose da fare per lavoro quella di cose da fare per me, casa e famiglia. Anche se non sono urgenti e non hanno una data precisa, me le segno: il solo vederle scritte mi rassicura e mi permette di non averle come pensiero di fondo. Magari metto anche un promemoria sul telefono, ma – come per il calendario – mi piace vederle tutte insieme su carta. E mi sto anche imponendo di fare una cosa: invece di segnare come To do una cosa che posso fare subito (tipo chiamare il pediatra per prenotare la visita filtro), chiamo direttamente, così evito di avere liste infinite, che poi scoraggiano.

Insomma, diciamo che ho creato una griglia in cui incasellare tutto per non perdere i pezzi e ottimizzare il tempo, ma è una griglia in cui non mi sento prigioniera, anzi: sarà che settembre, con quel clima da nuova partenza, mi rende iperpropositiva, ma mi sembra davvero così di riuscire a fare più cose. E di farle con meno affanno!

Top of the post #7: 1 settembre 2014

top of the post mammagirovagaIl lunedì è un giorno faticoso, si ricomincia la settimana e si torna al lavoro dopo aver rallentato il ritmo nel weekend. Ma per fortuna il lunedì è anche il giorno della mia rubrica preferita: Top of the Post! L’idea è di Koko di Ordinata Mente: trovate tutti i dettagli per partecipare (fatelo!) sul suo blog. Qui sotto invece trovate i tre post (di altri blog) della settimana passata che più mi hanno colpito.

Safari con gli alci di In cinque con la valigia: Già pensavo alla Svezia come meta di un prossimo viaggio… dopo questo post non ho più dubbi. E vi basta guardare le foto per capire perché!

Sorella del mio cuore di C.B. Divakaruni di Viaggi e Baci: Un post in cui viaggio e letture si intrecciano… Parto sempre con l’ereader pieno, ma dopo questa recensione mi sa che non aspetto di partire per iniziare il romanzo e lo comincio stasera.

Ma quindi… di AmicheMamme: Essere mamma e lavorare è, per come la vedo io, una benedizione. Probabilmente la vedo così perché anch’io lavoro da casa (ma davvvero!) e quindi mi sono riconosciuta tantissimo in questo post. Che a crescere i figli degli altri siamo bravi tutti, no? 😉

La maternità è cosa da donne

la maternitàLa maternità è cosa da donne. È banale e pure tautologico, ma prima non ne capivo la portata fino in fondo. Me ne sono resa conto in pieno osservado mia madre, io mamma.

Lo scorso autunno, fermamente intenzionata a non mandare Balù al nido prima dei 9-10 mesi, ho vissuto con un piede a Milano e l’altro nella città dei miei genitori, in modo da poter contare sull’aiuto di mia madre. Si è creata così una routine, anzi, più di una. Una di mia madre con mio figlio, nelle ore in cui faceva la nonna a tempo pieno (cioè mentre io lavoravo) e una di mia madre come madre di una mamma.

Dopo la nascita di Balù, mi sono resa conto in frettissima che diventare mamma mi stava facendo conoscere molte cose di me che prima ignoravo. Ma non pensavo che a diventare mamma avrei conosciuto meglio mia madre. Capìto, anzi. Imparato a smettere di dare per scontato. Imparato il valore (e il costo) delle cose che ho sempre dato per scontate.

Perché lo scorso autunno, nei mesi trascorsi in bilico tra due città, ho visto mia madre continuare a fare la mamma e preoccuparsi per me, troppo stanca per riuscire a gestire tutto e troppo orgogliosa per ammetterlo. L’ha fatto con il suo solito modo dolce e discreto, ma l’ha fatto. E l’ho avuta al mio fianco, sempre dalla mia parte, in ogni mia scelta: dall’autosvezzamento al pendolarismo, per dire. L’ho avuta dalla mia parte come sempre in tutta la mia vita (anche quando sapevo benissimo che non era d’accordo). E ho scoperto la quantità di fiducia che ripone in me: infinita.

Osservandola con mio figlio, l’ho conosciuta come nonna. Il genere di nonna che, quando hai bisogno di staccare un momento la spina (leggi: farti una bella doccia con calma) prende tuo figlio che vorrebber stare con te e gli dice: “Tesoro, lo so che è la tua mamma e tu sei il suo bambino e che vuoi stare con lei. Ma è anche la mia bambina (sic) e io la sua mamma e adesso la lasciamo riposare un po’. Poi torna da te” per poi trovare un modo di distrarlo che solo lei sa come le viene in mente o come fa a funzionare. Il genere di nonna che accudisce il nipote e accudisce la figlia, e lei si mette dopo tutti gli altri. Come ha sempre fatto, ma prima non me ne accorgevo. O forse lo davo per scontato. Ma prima la parola “stanchezza” aveva un senso meno totalizzante. Il genere di nonna che stravede per il nipote ma è sempre, comunque, dalla parte della figlia. Che non ti dice: “Trent’anni fa si faceva così, e guarda come sei venuta su bene” ma che ti ascolta sempre. Perché lo sa che, di tuo figlio, la mamma sei tu. Che fa di tutto per alleggerirti il peso delle giornate. E lo fa sempre con la massima discrezione.

Osservandola nella casa dove ho trascorso buona parte della mia infanzia e la mia adolescenza, vedendola fare i gesti soliti di tutta una vita, mi chiedo come sia riuscita a fare tutto. Lavorare, mettere al mondo e tirare su quattro figli, coltivare degli interessi. Ma se glielo chiedo, lei non se lo ricorda. Dice: “Ma, sai, io avevo i miei genitori vicino che potevano aiutarmi”. (Dico, quattro figli! A me i genitori vicini non basterebbero di certo!) oppure “Ma, forse voi dormivate di più”. Ma io mi chiedo, banalmente, come abbia potuto cucinare per quel piccolo esercito, tutti i giorni, tutta la vita, e pure senza lamentarsi. (E senza meal planning!). Come abbia potuto non staccare la spina, mai. Esserci sempre. E mettere sempre prima noi.

Osservandola, guardando per la prima volta con gli occhi di mamma, ho capito che mia madre è (probabilmente) la persona più altruista che conosco. Oltre che (senza dubbio) la più discreta. E la più forte. Ho sentito il prezzo di certi sacrifici nemmeno detti, perché forse non li ha mai vissuto come tali. E ho capito che io non ne sarei capace. Non di tutti di certo.

Ma forse è vero, il destino di ogni donna è assomigliare alla propria madre.

Mia madre, più invecchia, più assomiglia alla sua, almeno per come la ricordo io.

Forse è vero, il destino di ogni donna è assomigliare alla propria madre.

Senza ripeterne gli errori. Perché è bene che ogni generazione impari da quello che la precedente ha sbagliato.

Forse è vero, il destino di ogni donna è assomigliare alla propria madre.

Me lo ripeto ancora una volta. E penso che, per mio figlio, potrebbe essere una gran bella cosa.

Escursione #9: Monte Pana

Una ventina di giorni fa eravamo ancora in montagna. Mi sembra incredibile sia passato così poco, ora che la routine ci ha già quasi riassorbiti nel solito tran tran. (Dico quasi perché il nido non è ancora ripreso e quindi facciamo un po’ i salti mortali per conciliare lavoro e Balù). Per rinfrescarmi la memoria, condivido una delle ultime escursioni che abbiamo fatto: la passeggiata alla Baita Saltner (1740 m).

Abbiamo lasciato la macchina al parcheggio dello Sport Hotel, dove parte la seggiovia di Santa Cristina, a circa mezzora da Ortisei, e ci siamo incamminati lungo un sentiero ampio e in media pendenza in direzione Alpe di Siusi. Dopo circa un paio d’ore (la schiena di Daddy B ne ha un po’ risentito, ma la passeggiata è stata scelta dai nonni, che sono venuti a trovarci e che forse non avevano tenuto conto del peso di Balù…) siamo arrivati alla Baita Saltner, ai piedi del Sasso Lungo. (Volendo c’è un sentiero che da Ortisei porta fino alla baita, ma non ho idea di come sia… magari lo proviamo il prossimo anno!)

alla baita saltner

La Baita è in una splendida posizione, il panorama è incantevole. Inoltre ci sono un sacco di giochi (tra cui una vasca con la sabbia, la passione di Balù) per bambini di tutte le età e molti animali. C’è un recinto con le caprette e uno con conigli e galline, ci sono i cavalli e ci sono i maiali (ma quelli non ve li consiglio: sono rinchiusi in un ambiente poco spazioso e non esattamente profumato. Mi si è stretto il cuore a vederli, poveri porcellini!).

Baita Saltner

Abbiamo mangiato lì (strepitosi i canederli) e poi siamo ripartiti, perché il cielo non prometteva niente di buono. Infatti, con perfetto tempismo, siamo tornati al parcheggio appena in tempo per schivare la pioggia!

parcheggio monte pana

TEMPO ESCURSIONE
3 ore e 30 minuti (senza la sosta per il pranzo in malga!)
con zaino porta bimbo

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Turisti a Milano: Il Museo di Storia Naturale

museo civico storia naturale milanoLa scorsa settimana abbiamo vissuto Milano un po’ da turisti. Oltre all’Acquario siamo stati a visitare un altro museo civico, quello di Storia Naturale.

Il museo è in corso Venezia, all’interno dei giardini, a poche decine di metri dal Planetario. I giardini sono molto belli e spesso ci siamo fermati qui a giocare o a fare un picnic, ma stavolta la nostra meta era il museo. Avevamo un po’ paura che Balù (16 mesi) potesse stufarsi, ma io e Daddy B eravamo decisi a seguire i suoi ritmi di visita, non a imporgli i nostri, e infatti è andato tutto bene.

La collezione del museo è davvero ricchissima e i percorsi sono molto interessanti. Mi sarebbe piaciuto fermarmi a leggere con più calma i pannelli, sono certa che avrei imparato un sacco di cose (tra l’altro, i pannelli sono fatti molto bene, hanno più livelli di lettura e non sono né lunghi né pedanti!), ma era Balù a dettare il ritmo. Così abbiamo gironzolato per il piano terra, fermandoci a guardare la teca dei granchi giganti del Giappone e arrivando poi in frettissima ai primati (con buona pace delle sale con insetti e pesci!). Dopo aver girato un po’ nelle sale dedicate all’evoluzione dell’uomo e aver salutato le scimmie, siamo andati a trovare i dinosauri. Davvero suggestivi!

dinosauri museo milano

Siamo poi saliti al primo piano, con grande gioia di Balù. A saperlo, sarebbe stato meglio partire dal primo piano. Perché? Perché li ci sono gli animali.

Balù, che oltre ai pesci stravede per gli elefanti, sarebbe rimasto in perpetua adorazione della testa di elefante che domina la rampa di scale.

Si è però lasciato convincere a proseguire il giro (gli ho detto che più avanti c’era un elefante intero e – per mia fortuna – era la verità. Anzi, gli elefanti sono due: in un diorama c’è quello africano e in un altro quello indiano). Gli sono piaciute molto le vetrine con i vari mammiferi, meno quelle con gli animali nel loro ambiente e poco i fossili. Però nel complesso ci è sembrato molto soddisfatto della visita.

Dopo un doveroso saluto all’elefante, siamo usciti e, visto che era quasi ora di pranzo, ci siamo incamminati verso casa invece che fermarci al parco.

Quando Balù sarà più grande non ho dubbi che il Museo Civico di Storia Naturale gli piacerà ancora di più (e io non vedo l’ora di tornarci), ma è stata comunque una mattinata molto piacevole e diversa dal solito. E lo ammetto: non avevo idea che il museo fosse così interessante!

Turisti a Milano: l’Acquario Civico

Balù ha una passione smodata per i pesci.

Qual è il primo animale di cui ha imparato a fare il verso? Il pesce. Qual è l’animale che trova più volentieri nelle illustrazioni? Il pesce. Qual è una delle parole che per prima ha dimostrato di capire? “Pesciolino” (quando la sente fa il verso del pesce, cioè boccheggia).
Ora, non è che passiamo il tempo in famiglia a parlare di pesci, per cui la sua sembra una passione genuina e ci fa piacere assecondarla. Così, approfittando degli ultimi giorni di ferie, già a Milano ma ancora in vacanza, abbiamo deciso di portarlo all’Acquario Civico. E mi sa che non potevamo fargli regalo migliore!

L’Acquario Civico di Milano si trova in via Gadio n. 2, proprio dietro l’Arena Civica di Parco Sempione, a pochi passi da Lanza (M2). È ospitato in una deliziosa palazzina liberty e ci sono vasche sia all’interno dell’edificio sia nel giardino.

Non immaginatevi un acquario enorme: è assolutamente a misura di bambino! All’interno si segue un percorso ad anello: ci sono vasche di dimensioni diverse che ricreano habitat differenti. Ci sono murene, un polpo ammaliatore, le meduse, un ponte di vetro in cui nuotano le razze, la vasca dei pesci tropicali… Balù correva felice da una vasca all’altra, urlando la sua gioia.

pesci tropicali

Le vasche esterne ricreano per lo più ambienti limacciosi e ce le siamo godute poco perché la giornata era davvero grigia.

Al piano superiore non ci sono vasche ma il museo della pesca, alcuni pannelli che illustrano la storia dei Navigli e un bel giardino d’inverno dove è possibile fare merenda (noi ce l’eravamo portata perché il bar al momento è chiuso). C’è anche una terrazza ma, visto il tempo, abbiamo solo messo il naso fuori.

interno acquario civico milano

Sulla via del ritorno ci siamo imbattuti in un campo di grano cresciuto davanti al Castello Sforzesco. E io, che in questo mese lontano da Milano ne ho sentito molto la mancanza, non ho potuto che apprezzare il verde bentornato che mi ha riservato!

quantomais milano

(Se volete adottare qualche piantina di granoturco a installazione finita, potete farlo compilando il bando su quantomais.org).