Un signore maturo con un orecchio acerbo

Ho appena letto che oggi è il compleanno di Gianni Rodari, un autore che ho imparato ad amare grazie a mio padre che, quando ero bambina, mi leggeva Le favole al telefono e Il pianeta degli alberi di Natale.

Lo ricordo con una sua poesia, che ho scoperto da adulta e che amo molto:

Un signore maturo con un orecchio acerbo

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.

Non era tanto giovane, anzi era maturato
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e potermi studiare il fenomeno per benino.

Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?
Rispose gentilmente: – Dica pure che sono vecchio
di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire.
Ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.
Capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.

Così disse il signore con un orecchio acerbo quel
giorno, sul diretto Capranica-Viterbo.

Gianni Rodari (in Parole per giocare, Manzuoli, Firenze, 1979)